Esposizione a polveri di legno – prevenzione, protezione e sorveglianza sanitaria

Pubblicazione a cura dell’ASL 10 Firenze, sulla prevenzione e sorveglianza sanitaria nelle attività che espongono i lavoratori a polveri di legno.

Questa pubblicazione a cura dell’ASL 10 di Firenze e redatta dalla dalla casa editrice ETS , rappresenta ancora una delle pubblicazioni più interessanti e complete sui rischi connessi all’esposizione dei lavoratori alla polveri di legno. In Italia questo settore produttivo è costituito da oltre 50 mila aziende con più di 170 mila addetti, e rappresenta uno dei comparti a maggior rischio di infortuni, è collocato, infatti, al terzo posto delle attività più rischiose . Al rischio infortunistico occorre aggiungere il rischio di sviluppo di malattie professionali quali neoplasie delle cavità nasali, dovute all’inalazione di polveri generate durante la lavorazione. Si può ridurre al minimo il livello di esposizione mediante la definizione e programmazione di idonei interventi di tipo tecnico, organizzativo e procedurale.

Cosa sono le polveri di legno?

Per polvere di legno si deve intendere la sospensione di particelle di legno disperse nell’aria, prodotte durante la lavorazione del legno in quantità e qualità variabile, in funzione della tipologia di lavorazione e delle specie legnose impiegate. Il legno è un materiale complesso e relativamente eterogeneo, con una quota di componenti comuni a tutte le essenze ed una quota di componenti particolari specifici per ciascuna classe di esse; in assenza di importante riscaldamento, il legno mantiene durante le lavorazioni, la composizione del materiale originario. I componenti organici presenti sono, essenzialmente, la cellulosa, l’emicellulosa e la lignina. La percentuale complessiva di questi tre componenti risulta superiore al 95% del materiale. Il restante 5% è costituito da miscele variabili dei seguenti costituenti particolari: componenti organici polari e non polari come acidi grassi, resine acide, cere, alcoli, terpeni, steroli, sterileteri, gliceroli, tannini, flavonoidi, chinoni; componenti organici idrosolubili; componenti inorganici tra cui i sali (eventualmente anche di natura quarzosa presenti in alcuni legni africani). I legni vengono divisi in duri e teneri sulla base della distinzione botanica: il termine “duro” non fa riferimento all’effettivo grado di durezza del legno, ma è la traduzione letterale del termine inglese “hardwood”, utilizzato per indicare il legno ricavato da alberi della famiglia delle Angiosperme. In linea generale i “legni duri” sono rappresentati dalle latifoglie ed i “legni dolci” o teneri, dalle conifere (Gymnosperme). Tale distinzione non tiene necessariamente conto delle caratteristiche fisiche di resistenza del legno, per cui legni relativamente “teneri” per la lavorabilità sono compresi nel gruppo dei legni duri. Fonte ASL 10 Firenze (Photo by Simon Caspersen on Unsplash)

Scarica “Esposizione e polveri di legno” 

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