Il 19 luglio 2016, insieme alla senatrice Serenella Fucksia, il Presidente della Commissione Lavoro del Senato, Maurizio Sacconi ha depositato un disegno di legge di radicale riforma di tutta la disciplina rivolta a garantire la salute e sicurezza dei lavoratori. “Dal 2013, ovvero dall’inizio di questa legislatura, sono maturati comuni convinzioni attraverso il dialogo diretto e la partecipazione a numerosi incontri di elaborazione promossi da ambienti tecnici e scientifici sull’argomento.”
Il disegno di legge prevede che l’attività di supporto sia garantita dai medici del lavoro o da altri professionistiesperti in materia di salute e sicurezza sul lavoro, che sotto la propria responsabilità potranno certificare la correttezza delle misure di prevenzione e protezione in azienda. La platea è composta da professionisti con un ordine di riferimento o esperti che svolgono professioni relative alla salute e sicurezza, iscritti a un elenco presso il ministero del Lavoro previa verifica del possesso di determinati requisiti professionali e di esperienza. La semplificazione della disciplina ridurrebbe gli attuali 306 articoli e 51 allegati previsti dal D. Lgs. 81/08 a soli 22 articoli e 5 allegati. Contestualmente cambia anche la responsabilità del datore di lavoro, rielaborata dal DDL come “colpa da organizzazione“, che non sussiste qualora si il datore dimostri di aver adottato tutte le misure organizzative idonee rispetto alle esigenze di tutela dei lavoratori. Mutamento della logica sottesa alla normativa sulla sicurezza sul lavoro, che – oggi – è concettualmente fondata sul modello della produzione industriale meccanizzata e sulla standardizzazione delle mansioni lavorative. Secondo la commissione, questo modello prevede – erroneamente – un’applicazione omogenea delle norme a tutti gli insediamenti produttivi indipendentemente dalle dimensioni dei luoghi di lavoro e dai dati infortunistici di riferimento.  Dal punto di vista repressivo e sanzionatorio, il DDL dispone, la “razionalizzazione” delle sanzioni. Si dispone infatti che – in sede di vigilanza – gli Ispettori potranno dettare disposizioni esecutive ai datori di lavoro, comunque impugnabili ma il mancato rispetto delle quali comporterà l’arresto fino a 12 mesi e una sanzione di € 10.000 per ciascuna disposizione non attuata.

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    Postato il16:13, 14 gennaio 2017

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